Un isola dove ritrovare se stessi
























La cosa che più mi opprime quando voglio iniziare a mettere su carta, opss su tasti, le mie emozioni
o considerazioni, è per l’appunto iniziare nel modo giusto. Cerca e ricerca… non approdo a
nient’altro che a lasciar correre, ma questa volta è diverso, inizio con il dirvi che scriverò di una
delle isole che mi ha preso il cuore: Linosa.

Isola minore delle Pelagie di forma quadrata tondeggiante di origine vulcanica perfettamente a metà
strada tra il continente africano e la Sicilia per questo chiamata l'ombelico del mediterraneo.

Sono stata sull’isola ben 3 volte, la prima, in estate, toccata e fuga, arrivo in mattinata dalla vicina
Lampedusa, giro panoramico con furgoncino, pranzo con le
pietanze caratteristiche del luogo e caffè in veranda, in attesa
dell'orario di partenza. Nel gruppo con me una coppia di turisti del nord, se non ricordo male Verona, elogiava tutto ciò che cadeva sotto il loro sguardo, dalla casetta diroccata ai faraglioni, dalla spiaggia di Pozzolana alla troffa di saggina(cespuglio di erbe appartenenti alla specie graminacee usate per fare le scope), non facevano altro che inneggiare alla pace e tranquillità idilliaca dell'isola. Dopo un bel pranzo e la ristorante granita ai gelsi, tipica dell'isola, ci siamo avviati al porto e predisposti a partire con l'aliscafo proveniente dalla terra ferma.                                          La mia prima volta su quest'isola ho visto solo quello che volevano farmi vedere, e a me non bastava.

Ritorno, sempre in estate, giro a piedi ma poco tempo per una che con la reflex in mano vuole cogliere l'attimo di vita, che in un posto come Linosa risulta essere eterno per chi non vede nulla da vivere ed assaporare e fuggente per chi come me gode dei minimi rumori della natura e della bellezza
selvaggia di quest'isola, per immortalarli e trasmettere quelle mie stesse sensazioni ed emozioni a chi guarda le mie foto. Il mio tempo lo ha rubato un pò il lavoro un pò le amicizie del posto, quindi anche per questa volta non assaporo appieno e vivo il luogo, ma è sufficiente per catturare la bellezza delle onde del mare tranquillo lambire la roccia lavica, come a dirmi io sarò qui ad aspettarti.

Terza volta, ritorno a gennaio, è lì che me ne innamorai, il meteo non era idilliaco al mio arrivo, ma potei ammirare la forza del mare quando incontrava lo scoglio di lava nerissima, catturai gli schizzi di onde arrabbiate e cieli plumbei, una vegetazione che sembrava stesse aspettando me per essere ammirata.


L'orologio a Linosa non ha lancette, il tempo è relativo, pacifico, và senza fretta di andare, ti
aspetta, aspetta che tu decida a vivere il momento.

Anche il sole sia all'alba che al tramonto, ti avvisa per tempo e ti invita con assoluta impellenza a non perderti lo spettacolo che è diverso ogni giorno e tutti i giorni suscita delle emozioni forti che sarebbe un sacrilegio non viverli, non immortalarli per portarli con me anche se solo in una foto.

Ketty Zambuto

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