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Visualizzazione dei post da aprile, 2020

AUTOBIOGRAFIA DI UN TURISTA - TORINO, APRILE 2020

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Qualche ricordo di viaggio, anzi, meno pomposamente, di turismo. Il turista parte e quasi sempre ritorna, almeno nelle intenzioni iniziali, e allora iniziamo dalla partenza… P artiamo da Torino, ma non la Torino dove vivo e lavoro, delle fabbriche, del Toro e della Juve, ma la Torino della domenica mattina o del venerdì sera, quella che mia moglie ed io ci godiamo da turisti nella nostra città. Perché fare i turisti a Torino? Qualunque abitante di questa città risponder ebbe per il museo Egizio, secondo al mondo dopo quello del Cairo, per visitare la città i n cui è nato il cinema italiano, e le macchine, poi direbbero che qui si mangia bene, con il cioccolato più buono che esista… beh è tutto vero. I l Museo Egizio è imperdibile, e lo sono anche il Museo Nazionale del Cinema (che si trova dentro la Mol e ) ed il Museo dell’Automobile, ristrutturati da qualche anno e ripensati, con un approccio moderno all’esposizione ed al rapporto con i visitatori, vedere per credere...

Cosa possiamo imparare dal virus

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Sentiamo tanto parlare di guerre senza fine, guardiamo film sulla seconda guerra mondiale o ci immergiamo nei racconti dei nostri nonni, studiamo di quando arrivò la spagnola negli anni ’20. I nostri figli ascolteranno storie di una pandemia che bloccò il mondo obbligando gli uomini a star chiusi in casa, non capendo se quella fosse la propria prigione o la propria salvezza. Questa però non è una guerra come quella che ci raccontavano i nostri nonni, qui non è l’uomo ad uccidere altri uomini. Ad un tratto siamo tutti uguali, adesso gli sbarchi clandestini non sono più un problema nazionale e le guerre si sono fermate. Perché? Perché abbiamo capito di non essere onnipotenti o perché abbiamo capito che c’è “qualcosa” che non si può combattere con le armi e con la forza fisica o perchè esiste un sentimento comune per tutti chiamato “paura”. Il virus ha colpito Capi di Stato come il più povero dell’India, ha diffuso la paura tra chi la guerra in Siria la subiva e tra chi ...

Confusionario

Confusionario. Così definirei me stesso e questo periodo. Confusionario. Incerto. Confuso. Así llamaría a mi mismo y a este periodo. Confuso. Incierto. Perchè la confusione trova terra fertile nell’incertezza. Questioni botaniche. Porque la  confusión encuentra tierra fértil en la incertidumbre. Cuestiones botánicas. Basterebbe piantare il seme del pensiero nel terreno dell’incertezza e, sono certo, fiorirebbe un bonsai. Sería suficiente  plantar la semilla   del pensamiento en tierra de incertidumbre y, estoy seguro, florecería un bonsái.          Confusionario, nel suo significato etimologico, ‘fuso insieme’. Confuso, en su  sentido etimológico, “fundido juntos”. Curvo, come un ulivo, corto come un tulipano, ma comunque resistente, come la quercia. Curvo, como un olivo, breve como un tulipán, pero aun así   resistente, como el roble. Confusionario, ecco. Proprio così. Incerto e confusionario, l’uno nutre l'altro. C...

“Ma figurati se arriva qui!”

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“Ma figurati se arriva qui!” Ho pronunciato questa frase l’ultima volta esattamente 45 giorni fa perché pensavo fosse una cosa troppo distante da me, dalla mia città, dai miei affetti. Dopo però solo buio e sospensione. Le mie giornate sono scandite dai bollettini della protezione civile delle 18, dalle ricette in cui cerco di rifugiarmi per far scorrere il tempo e dalle videochiamate con amici e parenti. La distanza non è mai stata un problema, come non lo è mai stato dire “domani lo faccio”, ma i  miei pensieri sono rimasti sospesi in una bolla così come i miei progetti.  Nonostante il finto ottimismo, le cose diventano sempre peggio p erché LUI continua ad avanzare e mietere vittime. Le storie più intime dei deceduti, i funerali mai fatti, infatti rimbalzano sui social e sui giornali online. E si blocca il respiro, perché m’immedesimo e penso a quante cose non ho mai detto e a quante cose avrei voluto fare. Nonostante tutto però è arrivato il sole caldo della primavera,...

Il suono del silenzio

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Corre l’anno 2020.  Se mi avessero detto che questo anno avrebbe portato con sé una pandemia, non ci avrei creduto. Avrei pensato più ad un film che alla realtà.  E invece è successo. L’imprevedibile, l’inimmaginabile.  Ci siamo dovuti fermare.  In un’epoca in cui viviamo freneticamente, assaliti dagli innumerevoli impegni quotidiani, ad un certo punto, ci siamo fermati.  Da un giorno all’altro, è cambiato tutto.  Un’epidemia ci ha costretto a rimanere nelle proprie case, a riorganizzare la propria vita, a modificare le proprie abitudini.  All’improvviso, la routine si è interrotta.  La normalità ha lasciato il posto ad una situazione surreale, fatta di isolamento, di mascherine, guanti, disinfettanti e distanze di sicurezza tra le persone.  Dai primi giorni di marzo sono vietate le uscite, ad eccezione di quelle motivate da esigenze primarie, non si può incontrare un amico, un parente.  Solo le videochiamate ...

La prigione vista col cuore

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Con la mente abituata a ragionare da economista, inizialmente osservai la situazione da una prospettiva cinica. Motivo per cui invitavo i miei amici a leggere il più famoso saggio del demografo Malthus circa il problema della sovrappopolazione. Col passare dei giorni e con l'aggravarsi della situazione, iniziai a osservare la stessa con occhi meno schematici e più sentimentali, esattamente in controtendenza alla teoria sopra citata: il mio pensiero va frequentemente ai miei nonni, il vero anello debole della catena, la vera classe colpita da questo virus anche se indirettamente. Togliendo la libertà ai più anziani è come mandarli direttamente in prigione. Onestamente non mi sento particolarmente colpito da queste restrizioni, probabilmente dovuto al paese in cui attualmente vivo (Polonia) il quale non ha ancora, ahimè, serrato la mobilità come il mio paese natale. Possono toglierci le discoteche, i pub, i bar e le attività commerciali, ma da giovane, il 'danno' che le re...

Il nemico che si finge sordo per non sentir la Paura

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Ci troviamo dinanzi alla più grande Epidemia pandemica dell’epoca repubblicana, stiamo percependo metamorfosi del sistema sanitario ed economico vivendole passo dopo passo, quasi in diretta, trasmissioni a mezzo Social o dirette nei patinati salotti televisivi inneggiano al cambiamento, alla rivoluzione Sociale. Ritengo non possa esserci miglior cambiamento di quello che parte da noi stessi, ognuno sta subendo, altrettanto in diretta, una catarsi emotiva credo definitiva, ma questa volta la diretta é spirituale, non verrà trasmessa da nessuna emittente ne sarà mai condivisa su nessun social, e allora la domanda mi sorge quasi spontanea: riusciremo a mantenere il cambiamento in atto in maniera perpetua anche dopo la pandemia? La storia ci risponde, ci insegna che la popolazione impara dal passato per costruire un futuro migliore. Le nostre sensazioni, le nostre percezioni i nostri sensori emotivi ritengo saranno irrimediabilmente alterati, cambiati e per molti aspetti questo é u...

Vi ricordate marzo 2020?! Beh io preferisco non ricordarlo!

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Vi ricordate marzo 2020?! Beh io preferisco non ricordarlo! ¿Recuerdan marzo de 2020? Yo prefiero no recordar Preferisco non ricordare quante volte ho sperato che fosse soltanto un sogno, preferisco non Prefiero no recordar el número de veces que esperé que fuera sólo un sueño, prefiero no  ricordare quanti tg ho visto sempre annunciare la stessa notizia “aumento dei morti/ allerta recordar el número  de noticiarios que vi siempre anunciando las mismas informaciones: “ aumentos de los muertos/ mondiale/ borse europee al picco/ si cercano fondi/ ospedali in sovraccarico”, preferisco non alerta mundial / suspensión de la libre circulación / hospitales en crisis ”, prefiero no ricordare l’aria pesante che si respirava in casa a partire dalle 18, perché era proprio a quell’ora che recordar el aire  pesado que se respiraba en mi casa a partir de las 18, por que era justo la hora en que el  il Ministero della Salute pubblicava il b...