Il suono del silenzio



Corre l’anno 2020. 
Se mi avessero detto che questo anno avrebbe portato con sé una pandemia, non ci avrei creduto. Avrei pensato più ad un film che alla realtà. 
E invece è successo.
L’imprevedibile, l’inimmaginabile. 
Ci siamo dovuti fermare. 
In un’epoca in cui viviamo freneticamente, assaliti dagli innumerevoli impegni quotidiani, ad un certo punto, ci siamo fermati. 
Da un giorno all’altro, è cambiato tutto. 
Un’epidemia ci ha costretto a rimanere nelle proprie case, a riorganizzare la propria vita, a modificare le proprie abitudini. 
All’improvviso, la routine si è interrotta. 
La normalità ha lasciato il posto ad una situazione surreale, fatta di isolamento, di mascherine, guanti, disinfettanti e distanze di sicurezza tra le persone. 
Dai primi giorni di marzo sono vietate le uscite, ad eccezione di quelle motivate da esigenze primarie, non si può incontrare un amico, un parente. 
Solo le videochiamate ci permettono di abbattere le distanze fisiche (benedetta invenzione!).
Le strade della mia città sono deserte, solitarie, pervase da un silenzio assordante, un silenzio quasi pauroso.
Nessun rumore, niente. 
Fuori dalle finestre sento solamente il cinguettio degli uccellini, noto il  quartiere in cui vivo, vuoto, nessun passante, nulla. 
Ogni tanto il suono di una macchina che passa, spezza la monotonia e mi riporta alla realtà. E mi assale un profondo senso di angoscia, sopratutto quando assisto, inerte, alle immagini di persone in costante lotta con un male invisibile. 
Ed ecco che allora preferisco sfuggire da quella realtà e trovare rifugio in varie distrazioni. 
In questo maggior tempo a disposizione, ho approfittato per leggere qualche libro in più, per fare sport (a casa, ovviamente!), per imparare e scoprire cose nuove. Ho dedicato maggior tempo ai familiari e agli amici. 
Ho coltivato maggiormente gli affetti. 
Ed ho anche imparato a guardare il mondo con occhi diversi. 
La mia quarantena si è trasformata così in un viaggio introspettivo, un viaggio che, per mancanza di tempo o di volontà, non riesco ad intraprendere in altri momenti. 
Un viaggio in solitudine dal quale ho imparato a trarre il bello e il buono da tutto ciò che mi circonda, ho imparato ad affrontare la vita in maniera diversa, ho imparato quali sono le mie priorità, a non dare nulla per scontato, ho imparato a restare sempre positiva perché si sa, anche dopo la notte più buia, sorgerà sempre il sole.
Ho capito che non c’è nulla di insormontabile, che siamo capaci di tutto, siamo noi ad arrenderci al primo ostacolo. 
Ho imparato che i problemi possono essere affrontati, basta solo avere la giusta dose di pazienza e di forza per poter raggiungere anche la più alta delle vette.
Ho imparato che il tempo è prezioso e va vissuto intensamente in tutti i suoi attimi, a non sprecarlo in futili lamentele o futili occupazioni e a non rimandare nulla. 
Ho imparato che in fondo, sono le cose semplici della vita a renderci felici, la salute, la libertà, gli abbracci, le strette di mano, le risate con gli amici, le passeggiate, i miei amati tramonti... quelle cose che vorrò assaporarmi fino in fondo non appena ritornerò alla quotidianità. 
In conclusione, vorrei citare un famoso pensiero di Haruki Murakami, perfettamente adattabile alla situazione attuale: “Poi, quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato.” 
Non ci siamo fermati definitivamente, stiamo semplicemente recuperando le forze, in attesa di ripartire in maniera diversa, con una maggiore consapevolezza di quello che siamo e di quello che abbiamo, per migliorarci e migliorare sempre di più. 
Margot Dulcetta 

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