Cosa possiamo imparare dal virus
immergiamo nei racconti dei nostri nonni, studiamo di quando arrivò la spagnola negli anni ’20.
I nostri figli ascolteranno storie di una pandemia che bloccò il mondo obbligando gli uomini a star
chiusi in casa, non capendo se quella fosse la propria prigione o la propria salvezza.
Questa però non è una guerra come quella che ci raccontavano i nostri nonni, qui non è l’uomo ad uccidere altri uomini.
Ad un tratto siamo tutti uguali, adesso gli sbarchi clandestini non sono più un problema nazionale e le guerre si sono fermate.
Perché? Perché abbiamo capito di non essere onnipotenti o perché abbiamo capito che c’è “qualcosa” che non si può combattere con le armi e con la forza fisica o perchè esiste un sentimento comune per tutti chiamato “paura”.
Il virus ha colpito Capi di Stato come il più povero dell’India, ha diffuso la paura tra chi la guerra in Siria la subiva e tra chi stava in prima linea a non esitare di uccidere un bambino indifeso.
Il virus ci fa sperimentare quanto poco basti per trovarci dalla parte dei più deboli, degli indifesi, di quelli che non hanno possibilità di scelta.
In una fase sociale in cui la regola principale è pensare a se stessi, il virus ci insegna che l’unico modo per uscirne è la reciprocità, la responsabilità condivisa e il sentire di essere parte di qualcosa di più grande e di cui prendersi cura, più grande di qualsiasi tipo di ideologia discriminatoria.
Alida Schifano

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